Le detrazioni fiscali per la ristrutturazione esistono da anni, ma ogni anno cambiano le percentuali e le regole. Nel 2026, dopo la Legge di Bilancio (n. 199/2025), le cifre sono queste: 50% per l’abitazione principale, 36% per gli altri immobili residenziali. Il tetto di spesa su cui calcolare la detrazione è 96.000 euro per unità immobiliare.

Concretamente: se spendi 40.000 euro per ristrutturare la tua prima casa, recuperi 20.000 euro. Non in un’unica soluzione, ma in 10 anni, 2.000 euro all’anno, come sconto sulle tasse che paghi (IRPEF). Se non hai abbastanza reddito dichiarato per sfruttarle tutte, le rate che non riesci a usare le perdi. Non si trasferiscono all’anno successivo.


Prima casa o seconda casa: la differenza conta

L’abitazione principale è quella in cui risiedi stabilmente, con residenza anagrafica. Se stai ristrutturando la casa dove vivi, la detrazione è del 50%.

Per tutti gli altri immobili residenziali (casa vacanze, appartamento affittato, secondo appartamento) la detrazione scende al 36%. Stesse regole, percentuale più bassa.

Attenzione: il bonus ristrutturazione vale solo per immobili residenziali. Un capannone, un negozio o un ufficio non rientrano in questo schema. Per gli immobili commerciali esistono altre agevolazioni, ma è un discorso separato.


I numeri del 2026, chiari e precisi

Prima casa (abitazione principale): detrazione del 50% sulle spese sostenute

Seconda casa e altri immobili residenziali: detrazione del 36%

Tetto massimo di spesa: 96.000 euro per unità immobiliare (il doppio rispetto al limite ordinario di 48.000 euro, prorogato anche per il 2026)

Come si recupera: in 10 rate annuali uguali, come riduzione dell’IRPEF

Fonte: Legge di Bilancio 2026, n. 199/2025 – Agenzia delle Entrate


Come funziona in pratica: il recupero avviene sulla dichiarazione dei redditi

La detrazione non è un rimborso diretto. Non arriva un assegno, non ti accreditano niente sul conto. Funziona così: ogni anno, nella dichiarazione dei redditi, hai uno sconto sull’IRPEF che devi pagare. Per dieci anni di fila.

Esempio concreto. Spendi 60.000 euro per ristrutturare la prima casa nel 2026. Hai diritto al 50%, quindi a 30.000 euro di detrazione totale. Divisi in 10 anni, sono 3.000 euro all’anno di sconto sull’IRPEF. Se quell’anno paghi 5.000 euro di IRPEF, ne paghi solo 2.000. Se ne paghi 2.000, non paghi niente. Ma se ne paghi 1.500, perdi quei 1.500 euro di differenza: non recuperabili.

Per questo il bonus funziona meglio per chi ha un reddito dichiarato sufficiente a sfruttare tutte le rate. Chi ha redditi bassi o lavora in nero non ci guadagna (o ci guadagna meno).


Le tre cose obbligatorie per non perdere il bonus

La prima è il bonifico parlante. Tutti i pagamenti all’impresa devono avvenire con un bonifico bancario specifico, detto appunto "parlante", che riporta nella causale il riferimento normativo (articolo 16-bis del DPR 917/1986), il codice fiscale di chi paga e il codice fiscale o partita IVA dell’impresa. Le banche hanno un modulo dedicato, di solito si trova online o allo sportello. Se paghi in contanti, o con un bonifico normale senza quella causale, perdi la detrazione su quella spesa.

La seconda è la documentazione dei lavori. Devi avere la comunicazione di inizio lavori al Comune (CILA o SCIA, a seconda del tipo di intervento), le fatture dell’impresa con IVA, e i bonifici. Tutto va conservato per almeno cinque anni dalla data della dichiarazione dei redditi in cui hai usato la detrazione.

La terza è che l’immobile deve essere di tua proprietà o in affitto. Possono usare il bonus sia i proprietari che gli inquilini, a patto che il contratto di locazione sia regolare e registrato. Se sei in affitto e ristrutturi a tue spese con il consenso del proprietario, hai diritto alla detrazione sulla tua dichiarazione dei redditi.


Prima di andare avanti

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Il bonifico sbagliato che è costato 9.000 euro

Un committente a Massa aveva fatto ristrutturare l’appartamento nel 2024. Lavori da 60.000 euro, prima casa, tutto regolare. Al momento di fare la dichiarazione dei redditi scopre che due bonifici, per un totale di 18.000 euro, erano stati fatti con causale generica, senza il riferimento normativo. Quelle spese non erano detraibili. Detrazione persa su 18.000 euro, ovvero 9.000 euro che non recupererà mai. Il commercialista gliel’aveva detto, ma l’impresa aveva assicurato che andava bene così. Non andava bene così.


Il bonus mobili 2026: aggiunto, non alternativo

Chi fa una ristrutturazione e usa il bonus ristrutturazione può accedere anche al bonus mobili ed elettrodomestici. Non è un bonus separato: si aggiunge al precedente, ma solo se hai già la ristrutturazione in corso.

Nel 2026 il bonus mobili funziona così: detrazione del 50% su una spesa massima di 5.000 euro. Quindi recuperi fino a 2.500 euro, sempre in 10 rate da 250 euro l’anno. Rientrano mobili nuovi e grandi elettrodomestici di classe energetica almeno A (o F per forni e lavattrici, secondo la nuova etichettatura europea). I mobili devono essere destinati all’immobile che stai ristrutturando.


Cosa succede nel 2027: le percentuali scendono

Le aliquote del 2026 non sono definitive. Dal 1 gennaio 2027 cambiano:

Prima casa: dal 50% scende al 36%. Seconda casa e altri immobili: dal 36% scende al 30%. Il tetto di spesa da 96.000 euro dovrebbe tornare a 48.000 euro, salvo proroghe future.

Se stai pianificando una ristrutturazione e puoi scegliere quando farla, il 2026 è l’anno con le condizioni migliori. Aspettare il 2027 vuol dire perdere 14 punti percentuali di detrazione sulla prima casa. Su 60.000 euro di lavori, la differenza è 8.400 euro.


Cosa deve esserci nel preventivo per non perdere il bonus

Il preventivo che ricevi dall’impresa è il punto di partenza. Ma da solo non basta. Quello che molti non sanno è che alcune voci, se scritte in modo vago, ti espongono a extra-costi che non rientrano nel bonus o che non puoi dimostrare.

Il preventivo deve riportare ogni voce con un prezzo unitario chiaro. "Ristrutturazione bagno a corpo: 8.000 euro" non è un preventivo detraibile in modo corretto: se l’importo finale sale, diventa difficile giustificare la variazione all’Agenzia delle Entrate. Le voci devono essere dettagliate, con quantità e prezzi separati per ogni lavorazione.

Devono esserci le modalità di pagamento (bonifico parlante), i SAL (stati avanzamento lavori) con le date, e il riferimento alla CILA o SCIA già presentata o da presentare.

Servizio IRP

Il tuo preventivo è scritto bene abbastanza da non farti perdere la detrazione?

Analizzo il preventivo che hai ricevuto, identifico le voci scritte in modo troppo vago, le clausole che ti espongono a variazioni non detraibili, e ti dico cosa chiedere all’impresa prima di firmare. Costo fisso, 297 euro.

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Il Superbonus 110% non esiste più per nuovi cantieri

Vale la pena dirlo chiaramente, perché ancora oggi molte persone ne sentono parlare e pensano di poterlo usare. Il Superbonus 110% non è più disponibile per nuovi interventi. Era una misura straordinaria introdotta durante il Covid, ed è finita. Chi aveva già cantieri avviati con determinate caratteristiche ha potuto concludere i lavori con percentuali ridotte (65% nel 2024), ma per chi inizia adesso non c’è nessun Superbonus.

Le detrazioni disponibili oggi per chi ristruttura casa sono quelle descritte sopra: 50% sulla prima casa, 36% sulle altre. Fine.

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