Perché il 30% e' diventato la prassi (e perché non basta)
L'impresa ti chiede il 30% per coprire l'apertura del cantiere: ordini materiali, mobilitazione personale, primi acquisti. Sulla carta ha senso. Su un lavoro da 60.000 euro, il 30% sono 18.000 euro che effettivamente servono per partire.
Il problema e' un altro. Il 30% diventa un rischio nel momento in cui non e' legato a niente. Se versi 18.000 euro e dopo due settimane il cantiere ha eseguito lavori per 4.000 euro, la differenza non e' un acconto. E' un finanziamento all'impresa. E quei soldi, se l'impresa fallisce o si ferma, sono difficilissimi da recuperare.
La domanda giusta non e' "quanto verso", ma "a fronte di cosa verso".
Quando il 30% va bene
Verde: 30% se ricorrono tutte queste condizioni
1. C'e' un capitolato dettagliato. Sai esattamente cosa l'impresa fa per quei soldi. Materiali specifici, lavorazioni descritte, voci con prezzi unitari. Niente "rifacimento bagno completo a corpo" senza dettaglio.
2. C'e' un cronoprogramma. Date di inizio, di chiusura delle fasi principali, di consegna. Non un mese generico, ma una sequenza con riferimenti.
3. Ci sono SAL (Stati di Avanzamento Lavori) successivi. Il 30% iniziale è bilanciato da pagamenti legati al raggiungimento di milestone concrete: completamento demolizioni, completamento impianti, completamento posa rivestimenti. Non a date.
4. L'impresa esiste da almeno 3 anni e ha referenze verificabili. Non un'impresa appena nata.
5. C'e' un contratto scritto firmato. Non un preventivo accettato via email. Un contratto vero, con clausole su penali, ritardi, recesso.
Se ricorrono tutte queste condizioni, il 30% e' una pratica sana. L'impresa lavora con un anticipo ragionevole, tu sei coperto da clausole contrattuali precise.
Quando il 30% e' una bandiera rossa
Rosso: ferma tutto se trovi anche una sola di queste situazioni
1. Il preventivo e' a corpo senza dettaglio. "Ristrutturazione completa appartamento - euro 60.000 - acconto 30%". Stop. Non sai cosa stai pagando con quei 18.000 euro.
2. Non ci sono SAL successivi. Dopo il 30% c'e' "saldo a fine lavori" senza tappe intermedie. Significa che il prossimo pagamento sara' dopo 4-6 mesi, e in mezzo l'impresa puo' fare quello che vuole.
3. L'impresa chiede l'acconto in contanti. Mai. Acconti sempre tracciabili: bonifico con causale che richiama il contratto.
4. Il pagamento del 30% e' richiesto prima della firma del contratto. "Firmiamo il contratto quando ricevi il bonifico". No. Prima il contratto, poi il bonifico, poi il cantiere.
5. L'impresa rifiuta di mettere il dettaglio nero su bianco. "Ci fidiamo, il rapporto si costruisce strada facendo". Non funziona cosi'. Tutto va scritto.
6. Il 30% e' richiesto su un lavoro piccolo. Su 8.000 euro di rifacimento bagno, 30% di acconto sono 2.400 euro. Spropositati: i materiali per partire ne valgono 800-1.200. Su lavori piccoli, l'acconto ragionevole e' 10-15%.
Una sola di queste condizioni vale come stop. Se ne trovi due o più, non stai negoziando un acconto: stai per finanziare un'impresa senza garanzie.
Cosa proporre invece (e come dirlo)
La migliore alternativa al 30% all'inizio non e' un 20% o un 25%. E' un 30% diviso in due tranche: 15% alla firma del contratto (per coprire ordini materiali iniziali e mobilitazione), 15% al primo SAL concreto (di solito completamento demolizioni e tracce impianti).
Tu paghi sempre il 30% nel breve periodo, ma il rischio si dimezza. Se qualcosa va storto nelle prime due settimane, hai versato la metà e puoi ancora chiudere il rapporto senza esporre 18.000 euro.
Come si propone all'impresa? Cosi':
"Sui pagamenti propongo questa struttura: 15% alla firma del contratto, 15% al completamento demolizioni e tracce, poi 50% diviso su SAL successivi a milestone definite, saldo finale del 20% a fine lavori e collaudo. Cosi' siamo tutti coperti."
Un'impresa seria accetta. Un'impresa che dice "noi lavoriamo solo con il 30% subito e basta" sta dicendo qualcosa di importante su come gestisce le commesse.
Cosa fare se hai già firmato un preventivo con 30% senza tutele
Capita. Il preventivo l'hai già accettato, l'impresa ha già chiesto i soldi, e adesso ti rendi conto che mancano il capitolato e i SAL. Non e' tutto perso, ma devi muoverti subito.
Prima del bonifico, scrivi all'impresa una mail (non un messaggio whatsapp) chiedendo di integrare il preventivo con: capitolato dettagliato per macrocategorie, cronoprogramma con date, suddivisione del pagamento residuo in SAL successivi. Una richiesta così non rompe il rapporto: lo chiarisce.
Se l'impresa rifiuta o tergiversa, hai un dato. Non sull'impresa: sul futuro del cantiere. E ancora puoi non firmare.
Per capire se il preventivo che hai sul tavolo regge prima di versare l'acconto, leggi la guida completa su acconto e tutele all'impresa edile: trovi la struttura tipo del contratto, le clausole da pretendere e i casi reali di chi ha versato senza coperture.
Se stai per firmare un preventivo con acconto al 30%, scarica la guida gratuita per capire cosa controllare prima di mettere la firma.
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