La responsabilità è del committente, non dell’impresa

Molte persone credono che i permessi siano un problema dell’impresa. Non funziona così. Il committente, cioè chi possiede l’immobile e commissiona i lavori, è il soggetto giuridicamente responsabile della conformità delle opere. L’impresa esegue i lavori, ma se manca un titolo abilitativo la sanzione arriva al proprietario.

Questo non significa che l’impresa non possa occuparsi della pratica burocratica: molte lo fanno, e spesso è incluso nel contratto. Ma prima di firmare devi sapere esattamente chi fa cosa, e devi averlo scritto.


CILA, SCIA o niente: la distinzione che conta nella pratica

Senza entrare nella norma tecnica, la distinzione utile per un privato è questa.

Per la manutenzione ordinaria, intesa come pittura, sostituzione pavimenti senza modifiche strutturali, piccole riparazioni, di solito non serve nessun titolo abilitativo, o al massimo una comunicazione semplice.

Per la ristrutturazione ordinaria, che include rifacimento bagno senza spostare muri, nuovi impianti, sostituzione infissi, nella maggior parte dei casi serve la CILA: Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata. La firma un tecnico abilitato, non l’impresa e non il proprietario da solo.

Per gli interventi con modifiche, cioè spostamento di pareti, cambi di destinazione d’uso, lavori sulla struttura, serve nella maggior parte dei casi la SCIA, con iter diverso e tempi più lunghi.

Il punto non è memorizzare questi titoli. È capire che quasi ogni ristrutturazione significativa ha un titolo abilitativo collegato, e che “non serve niente” detto dall’impresa senza un tecnico che lo conferma è un’informazione da verificare.


Cosa deve stare nel contratto riguardo ai permessi

Prima di firmare, il contratto deve specificare quale titolo abilitativo è necessario, chi lo deposita e chi lo firma, chi paga i costi del tecnico incaricato, e chi risponde in caso di difformità rilevate in corso d’opera.

Se il contratto non dice nulla su questi punti, stai affidando la gestione dei permessi alla buona volontà dell’impresa. Che potrebbe non avere un tecnico di fiducia, potrebbe non sapere esattamente cosa serve, o potrebbe non occuparsene. Tutte e tre le opzioni sono un problema tuo, non suo.


Il segnale d’allarme più comune

“Non serve nessun permesso, lo facciamo in modo silenzioso.” Questa frase, sentita spesso, non è rassicurante. Lavorare senza il titolo abilitativo necessario espone il proprietario a sanzioni amministrative, obblighi di ripristino e complicazioni in fase di vendita dell’immobile.

Un’impresa seria sa quali adempimenti sono necessari per quello specifico intervento. Se la risposta è sempre “non serve niente”, chiedi di mettere per iscritto quella valutazione, firmata dall’impresa. Di solito a quel punto la conversazione cambia tono.

Chi deve firmare la CILA

La CILA richiede la firma di un tecnico abilitato: architetto, ingegnere o geometra, che assevera la conformità degli interventi. Non la firma l’impresa, e il proprietario non la può firmare da solo. Se nessuno ti ha ancora parlato di un tecnico, è il momento di farlo prima di firmare il contratto con l’impresa.

Il tecnico risponde direttamente dell’asseverazione che firma. Questo è un filtro utile: un professionista serio non firma una CILA su lavori che non corrispondono a ciò che viene descritto nella pratica.


Le domande da fare prima di firmare

Prima di firmare qualsiasi contratto di ristrutturazione, fai queste domande esplicitamente: quale titolo abilitativo è necessario per questi lavori specifici? Chi lo deposita? Chi è il tecnico responsabile della pratica? Quanto costa e chi paga?

Se l’impresa non sa rispondere o rimanda, hai trovato un’informazione utile prima di spendere un euro. Non è un ostacolo: è esattamente il tipo di verifica che si fa prima di firmare.

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